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La storia di questo paese affonda le radici nei secoli del medioevo. Se ne ha notizia al tempo dei Giudicati, ai primi del millennio. Ossi era una villa (una bidda, diremmo oggi) che apparteneva alla Curatoria di Coros. Poche case attorno a una probabile chiesetta romanica, che nei secoli successivi, grazie alla crescita del nucleo abitato, ha ceduto il posto all'attuale chiesa parrocchiale.

 

Nella statistica pisano-aragonese del 1322-1358, fatta aggiornare dal Re Pietro IV d'Aragona, Ossi figura per una capacità contributiva di 27 uomini con carico d'imposta, 32 uomini d'armi ed un reddito di l4 lire e 9 soldi. Nel l690 fu eretto in baronia e concesso a Giovanni Guiò, nel secolo XVIII pervenne ai Manca che lo unirono alla contea di S. Giorgio, comprendente anche Tissi, Usini ed Uri.

 

Se la storia correva e signori e feudatari si susseguivano, scambiandosi titoli e pretese, per la gente del villaggio la realtà quotidiana rimase fissa ed immutabile per secoli. La vita si svolgeva tutta nei campi, in una zona fertile e generosa, alimentata dal Riu Badde, dal Riu Pizzinnu e dalle sorgenti, che ancora oggi sgorgano numerose non lontano dal paese.

 

E' facile pensare ai boschi di S'Erimu e di Fundone, ricche di cacciagione, all'amena vallata di S'Ae, alle terre di Sos Pianos e di Su Padru destinate alla coltura dei cereali, a Su Littu, verde di vigneti e oliveti, alle terre sabbiose di Sas Renas, ai boschi di Briai e Su Littigheddu, ai chiusi (sos cunzatos o sas tancas) sparsi un po' ovunque, in cui pascolavano pecore, capre, bovini e, nei momenti di riposo, gli animali da lavoro (asini, muli, cavalli, buoi). La civiltà contadina è rimasta per secoli quella che ha dato alimento ad una popolazione generosa, di contadini abili e intraprendenti, di pastori e di braccianti che, insoddisfatti dell'esiguità delle terre disponibili nel proprio territorio, sconfinavano sin verso il costone impervio del Nascari e del Chighizzu e persino nella Nurra.

 

Ai primi dell'800 lo storico Angius registra una popolazione di 2308 abitanti. Si dedicano all'agricoltura - riferisce- 820 uomini, 80 alla pastorizia, 40 sono gli artigiani. Poche donne si dedicano alla filatura e tessitura, mentre la maggior parte "esercitano vendendo nel mercato della città pollami e frutta e altre coserelle".